la fine e l’inizio

22 marzo 2011 di: Wislawa Szymborska

(Come parlare della guerra? l’unico modo giusto forse è quello di far parlare per noi una grande Poeta, nella ricorrenza della Giornata mondiale della Poesia)

Dopo ogni guerra/ c’e’ chi deve ripulire./ In fondo un po’ d’ordine/ da solo non si fa.

C’e’ chi deve spingere le macerie/ ai bordi delle strade/ per far passare/ i carri pieni di cadaveri.

C’e’ chi deve sprofondare/ nella melma e nella cenere,/ tra le molle dei divani letto,/ le schegge di vetro/ e gli stracci insanguinati.

C’e’ chi deve trascinare una trave/ per puntellare il muro,/ c’e’ chi deve mettere i vetri alla finestra/ e montare la porta sui cardini.

Non e’ fotogenico,/ e ci vogliono anni./ Tutte le telecamere sono gia’ partite/ per un’altra guerra.

Bisogna ricostruire i ponti/ e anche le stazioni./ Le maniche saranno a brandelli/ a forza di rimboccarle.

C’e’ chi, con la scopa in mano,/ ricorda ancora com’era./ C’e’ chi ascolta/ annuendo con la testa non mozzata.

Ma presto li’ si aggireranno altri/ che troveranno il tutto/ un po’ noioso.

C’e’ chi talvolta/ dissotterrera’ da sotto un cespuglio/ argomenti corrosi dalla ruggine/ e li trasportera’ sul mucchio dei rifiuti.

Chi sapeva/ di che si trattava,/ deve far posto a quelli/ che ne sanno poco./ E meno di poco./ E infine assolutamente nulla.

Sull’erba che ha ricoperto/ le cause e gli effetti,/ c’e’ chi deve starsene disteso/ con una spiga tra i denti,/ perso a fissare le nuvole.

1 commento su questo articolo:

  1. giuliana ha detto:

    sempre gradite le poesie !

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