Gente di qualità

9 marzo 2011 di: Ricerca Fotografica - Testo di Mariachiara Di Trapani

Something more, 2005. Foto di Tracy Moffatt

” First Jobs è tra i primi lavori realizzati quando era una giovane studentessa all’ istituto d’ arte. Io stessa ho lavorato come operaia e fatto questi indimenticabili lavori come sbucciare l’ ananas per il conservificio locale, imballare la carne etc…Ma questa è una serie sulla vita. Anche se molti lavori possono essere orrendi e banali, il lavoro è vita, e può essere bellissimo lavorare. A me piace ripensare a quelle occupazioni e alle gente che ho incontrato e al cameratismo che c’era tra noi. Eravamo per la maggior parte studenti con grandi sogni e la vita era così semplice, — ricordo la gioia di uscire insieme dopo aver ricevuto la busta paga. Non come essere un artista a tempo pieno e non sapere da dove arriverà il tuo prossimo guadagno.(…)

L’ artista australiana Tracey Moffatt ( Brisbane 1960) utilizza un linguaggio che spazia tra fotografia e video.

L’  Australia fa da sfondo a molti dei suoi lavori come Something More, ( 1989) o  Up in the Sky ( 1997), dove nel deserto australiano rievoca le atmosfere di Accattone  di Pier Paolo Pasolini.

Ogni foto di Tracey Moffatt è così densa e “narrativa” da sembrare un fotogramma del grande schermo. Ma ogni immagine acquista maggiore forza e significato inserita nel contesto dell’ intera opera. Al centro del suo lavoro, temi come l’emarginazione, la violenza, la solitudine, gli stereotipi sociali e l’ identità.

Tra i premi ricevuti nel 2007 the Infinity Award for Art, dall’ International Center for Photography. Le sue opere sono esposte nei più importanti musei d’ arte contemporanea.

“ Crescere in una famiglia della working-class della periferia Australiana mi ha reso arrabbiata e con la voglia di fare esperienza del mondo. Sentivo quest’ assillante voce nella mia testa, questo bisogno di provare e conoscere nuove cose, che non mi faceva mai rilassare. Niente mi eccita maggiormente che riuscire a far funzionare i miei progetti –  sia  facendo fotografie che  realizzando  video. Oggi continuo a comprare vecchi libri di fotografie e guardare film. Resto fedele  alle mie ossessioni, è quello che ho sempre fatto, e non penso che mai cambierò.

 (…)

Nessuno mi ha mai ispirato, se non l’ arte stessa con i capolavori  del cinema o i grandi romanzi che rimangono con me per giorni, settimane, anni o forse per l’ intera vita- come l’ altro giorno quando ho sentito il bisogno di riguardare il film di David Lean Great Expectations ( 1946 ) . Rabbrividisco alla parola “ artista” , suppongo che io lo sia, così come lo è per me dormire ogni mattina fino alle 9.30. Realizzare  foto e video, esporre i miei lavori alle mostre mentre c’è gente che scrive del mio lavoro. Io ho molto da comunicare e come tutti gli artisti  non sono una  persona  verbale , mi considero catastroficamente inarticolata, per questa ragione faccio cose e le mostro agli altri.

(…)

 Narratives è la grande retrospettiva che fino al 20 Marzo 2011 l’ Art Gallery of South Australia di Adelaide dedica a questa grande artista contemporanea.

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