Beatrice Monroy racconta sei donne sconfitte

31 marzo 2011 di: mezzocielo

In un libro di poco più di cento pagine, Beatrice Monroy, con un linguaggio nuovo e pulitissimo (appena qualche accenno dialettale, come pietre preziose) – fa parlare sei donne, che raccontano, di fronte alla grata di un confessionale, la propria vita decapitata. Giovanna, Bella, Carla, Ada, Emma e Vincenzina hanno incontrato difficoltà nella loro esistenza; ma, soprattutto, si sono arrese. Questo, non il destino, è causa della loro infelicità. L’autrice, spietata, le chiama “donne morte”. Come in uno specchio accusatorio, la vecchia perpetua si offre di raccontare, in attesa del prete, due storie diverse, che hanno per protagoniste delle donne, che sono capaci, però, di non subire. Ecco perché, sorprendentemente, proprio in questi racconti dove ci sono violenza e sangue, si respira; e da essi si alza un vessillo liberatorio. L’incendio di un archivio, sfondo e crocevia di tutte le storie raccontate, può essere letto come una metafora: la nostra terra che brucia la propria memoria, la città che rinnega gli eroismi, che pur ci sono stati; la vita autentica che continua a pulsare sotto la cenere ed è percepita come un fastidio dalle “donne morte”.

Beatrice Monroy , Elegia delle donne morte, Navarra ed, €10.

4 commenti su questo articolo:

  1. beatrice monroy ha detto:

    grazie da beatrice

  2. giusi ha detto:

    Constatiamo ogni giorno che spesso le donne morte(NON IN SENSO FIGURATO) sono proprio quelle che osano ribellarsi alle imposizioni,lottare e faticare duramente per costruire un futuro alternativo,per cambiare realtà di violenze psicologiche e materiali,di umiliazioni spesso indescrivibili ed inenarrabili neanche a se stesse…nella speranza forse di…… pietose rimozioni che non guariscono…ma alleviano .Quanto spesso situazioni, definite NORMALI a posteriori , nascondono proprio verità inconfessate perché… inconfessabili…..

  3. simona mafai ha detto:

    Desidero rispondere a Giusi. Il tuo commento è molto stimolante. Le donne che non si ribellano sono donne “morte”, metaforicamente (vedi libro di Beatrice Monroy). Ma – dici tu – molte delle donne che osano ribellarsi, MUOIONO davvero!
    E’ tragicamente vero. Molte delle donne assassinate nel corso di questi anni (ed alle quali Mezzocielo ha cercato di dedicare un costante ricordo) sono donne che si erano ribellate, che avevano voluto costruirsi “un futuro alternativo” , come scrivi tu. La conclusione sarebbe troppo tragica per condividerla totalmente. Ci sono anche donne che si sono ribellate, e sono riuscite a costruirsi una vita indipendente e libera. Forse bisognerebbe raccontare e raccontare, denunciare le “pietose rimozioni” di cui tu parli, le “verità inconfessate e inconfessabili”. Anche senza preoccuparsi del risultato letterario, puntando solo sulla forza della verità disvelata. Come si parla degli immigrati, o dei rom..O dei nuovi schiavi del nostro secolo. Molte donne (anche se non ci si crede) sono in condizioni pari, o peggiori, di loro….Scriverne, parlarne significa favorire il loro processo di liberazione.
    Grazie del commento. Fatti sentire ancora.

  4. giusi ha detto:

    E per fortuna…alcune,ma ancora….. poche ,riescono a vincere le loro battaglie….Il mio amaro commento è scaturito dall’ulteriore orribile delitto in cui la vittima di turno è ancora una volta…una donna…con una famiglia…normale…esemplare…..un marito….innamorato….disperato per l’accaduto… Anch’io continuo a chiedermi perché tante donne non parlano dei loro problemi…. almeno con i loro familiari….Capisco che l’ammissione di un’esperienza familiare,rivelatasi fallimentare,….su cui si è investito…tanto…possa rivelarsi inconfessabile….e inaccettabile per se stesse,prima ancora che per gli altri…ma che questa omertà,questa debolezza , contribuisca…all’impunità…dell’assassino di turno…è troppo!!!!!!!

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