Piccole soddisfazioni

5 febbraio 2011 di: Stefania Savoia

Faccio un lavoro, l’insegnante precaria, che spesso e volentieri non mi lascia il tempo di respirare. Tante classi, tante idee, tanti alunni. Insegno una lingua straniera, la spagnola, che affascina i ragazzi e che mi permette di coinvolgerli nell’apprendimento in tante maniere. Ascoltiamo canzoni, leggiamo favole e storie che parlano di mondi che molti di loro ancora non conoscono e in questa maniera loro imparano a comunicare chi sono e cosa vogliono essere. Spesso mi stupiscono, spesso mi fanno ridere e ancora più spesso mi fanno sgolare e penare. E’ il mio mestiere, quello di giovane insegnante, che sto ancora imparando a fare, chiedendo ai colleghi più grandi, leggendo tanti libri e non stancandomi mai di studiare.

Qualche tempo fa, in una delle tante scuole nelle quali ho insegnato, ricordo che era stata una giornata pesante e arrivata ad una delle ultime ore non sapevo cosa fare per farli star tranquilli. Stavamo parlando delle professioni, di come si dicevano in spagnolo, di cosa facevano i loro genitori e di cosa loro, da grandi, avrebbero voluto fare. Alcuni l’avvocato, altri il giornalista, altri ancora i commercianti e via dicendo.

Alla fine della lezione, mi si avvicinò una ragazza, che non avevo, per mancanza di tempo potuto far intervenire e mi dice: “Profe” è così che loro mi chiamano, in spagnolo,  “ per me è facile, io voglio fare l’insegnante come lei”.

Ricordo quanto è stato bello, uno di quei momenti in cui senti di star facendo la strada giusta, di aver fatto un buon lavoro ed è stato così bello che l’ho guardata e ho solo sorriso. Non ho saputo dirle la stanchezza del precariato, la tristezza che già avevo pensando a quando la supplenza sarebbe finita e avrei dovuto  lasciare anche quella scuola. Non ho voluto raccontarle i tempi morti ad aspettare i telegrammi per le convocazioni e nemmeno le scuole difficili in cui tanti colleghi devono ogni giorno lottare. Non ho voluto dirle dei tagli alla scuola pubblica e del fatto che per tanti la professione che io faccio non è poi così importante.

Lo so, quanto è importante parlargli del mondo com’è e di come si può cambiare, di cosa succede intorno a noi e farli riflettere sul presente.

Lo so, ma in quel momento mi sono permessa un lusso, permettendole di tenersi stretto il suo sogno. Il sogno di tanti che nonostante tutto credono ancora nell’importanza della scuola e dell’educazione pubblica.

1 commento su questo articolo:

  1. simona mafai ha detto:

    Bellissimo articolo. Che risponde, forse inconsapevolmente ma certo molto puntualmente, ad alcune polemiche di queste settimane sulle scelte delle donne.

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