morte di Rebecca, ape operaia

25 febbraio 2011 di: Anna Trapani

Si chiamava Rebecca Wells, aveva cinquantun anni ed era diventata nonna da poco. E’ morta venerdì scorso sul posto di lavoro circondata da un migliaio di colleghi ma sola. Lavorava in un ufficio comunale di Los Angeles, in uno di quegli alveari anonimi che sono gli uffici open space con le loro postazioni-cubicolo che dovrebbero garantire la privacy degli impiegati ma che in verità sono il regno dell’anonimato. Nessuno si è accorto di nulla. Il suo corpo, riverso sul tavolo di lavoro, è stato scoperto il giorno dopo da un addetto alla sorveglianza. Un ictus o forse un infarto fulminante ha stroncato la povera Rebecca che, come dicono i colleghi, lavorava indefessamente e quel giorno aveva detto che avrebbe saltato la pausa mensa a causa del lavoro arretrato da sbrigare. Mi sgomenta l’idea che nessuno solo per questo non abbia notato la sua assenza all’uscita e ancor di più la possibilità che invece qualcuno sia passato davanti la sua postazione senza degnare di interesse quel corpo abbandonato sulla sedia. Ma in fondo chi era Rebecca? Un numero, una tra tanti nella sua piccola cella da laboriosa ape operaia; svolgeva il lavoro e ciò bastava. Una donna che muore sola circondata da tante altre api operaie come lei non fa notizia, non è il caso di suscitare allarmi, non interessa a nessuno. Né rassicura il fatto che gli impiegati il venerdì finiscano prima per chiarire come nessuno abbia potuto accorgersi della assenza della donna. I colleghi ora dicono che era un tipo che lavorava sempre. E questa sembra essere l’unica cosa che conti; il resto, la vita delle persone, il vissuto di una donna come tante non conta e di sicuro non sarà diverso domani, quando Rebecca sarà sostituita e definitivamente dimenticata.

2 commenti su questo articolo:

  1. Francesca ha detto:

    Toccante il tuo articolo, significativo del trionfo dell’indifferenza, della superficialità, della nientificazione dei sentimenti. Sollecita profonde riflessioni.

  2. una lettrice ha detto:

    Cara Anna Trapani anche io in ufficio a Brindisi, si immagina piccola città, calore umano, negli uffici di una grande banca ho avuto un coccolone e mi hanno salvata la notte le donne della pulizia, sono viva per miracolo! Altro che America!

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