la Libia e il Veneto, vicini e lontani

24 febbraio 2011 di: Rita Annaloro

Mentre tutto il mondo si allarma, si indigna e si mobilita per fermare le stragi di Tripoli il totem di un quotidiano locale esposto fuori dalle edicole, titolava «Libia in fiamme, veneti in fuga». Dubito che sotto il Po qualche sagace giornalista abbia avuto la stessa idea: Libia da una parte e Abruzzo e Molise dall’altra, per esempio. Ma evidentemente la geografia non è il forte dei nostri padani, che finalmente estendono il loro sguardo sul Mediterraneo, timorosi di perdere le favolose commesse, per esempio sugli impianti per gli asfalti, garantite dal Colonnello. Un giro d’affari da cinquanta miliardi, dicevano al Tg3 regionale, per una delle centottanta imprese venete che hanno investito laggiù. Hanno paura loro oggi, come ne avevano le migliaia di clandestini che cercavano di scappare dall’inferno della povertà garantita da questi “comitati di affari”.

Per anni gli uomini della Lega e i loro simpatizzanti hanno praticato il respingimento in massa di chi rifiutava il mondo che loro contribuivano a organizzare: che stessero lì oppure andassero da un’altra parte, tutt’al più in Sicilia, ecco! E ancora oggi, quando il Governatore Lombardo si oppone a far deportare a Mineo seimila emigrati, chiede sostegno e aiuti per far fronte all’emergenza, c’è chi come Basito Massimo Bitonci, onorevole sindaco di Cittadella, sostiene «… con tutti i soldi che hanno avuto in questi anni e con le migliaia di dipendenti che ha la Regione siciliana, credo che Lombardo sia perfettamente in grado di gestire da solo l’emergenza», salvo poi a chiedere interventi dalla Ue e misure straordinarie nel malaugurato caso si dovessero aprire centri profughi in Veneto, già avversati dalle popolazioni dei siti indicati, come per le discariche in Campania. Il problema secondo me continua a essere la Geografia Economica: se c’è da prendere soldi, i Veneti sono in Italia e nel Mediterraneo, se c’è da sfamare profughi, no.

1 commento su questo articolo:

  1. Maricetta ha detto:

    Cara Rita sono contenta che ci racconti con occhi particolarmente vicini la lega e “contorni” , è un pericolo che noi meridionali continuiamo a considerare poco, l’odio che hanno da Roma in giù è tipicamente razzista della peggiore specie

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