Gente di qualit

4 febbraio 2011 di: Immagini e testo di Lia Pasqualino- collaboazione Mariachiara Di Trapani

Caterina Pasqualino, Palermo 1986. Foto di Lia Pasqualino

Quel pomeriggio ho portato mia sorella sull’Oreto, il fiume dei fantasmi palermitani. Lei non era molto contenta, forse. Ma il suo sguardo mi ha restituito il cielo sopra Palermo.

Ho cominciato a fotografare tardi, oltre i vent’anni, a Palermo, andando in giro guidata dallo sguardo forte e coraggioso di Letizia Battaglia, meravigliosa amica e grande fotografa. Parafrasando il linguaggio di solito in uso nelle biografie dovrei dire che “in quel momento ho scoperto la fotografia”, ma per me questa espressione non sarebbe adatta, essendo stata piuttosto la fotografia a scoprire me. Non lo dico come boutade, ma nel senso che, immediatamente, la macchina fotografica mi si è rivelata come un’arma per espugnare il pudore e insieme come l’unico filo magico per trattenere immagini che non volevo perdere. Forse questo stare a mio agio dietro l’obiettivo ha realmente a che fare col silenzio, come dice Ferdinando Scianna, quel silenzio che, a quanto pare, è il mio modo di stare al mondo. O, forse, la mia inclinazione al silenzio nascondeva già allora una sfida, quella stessa che è dissimulata in ogni fotografia, al confine misterioso tra ciò che si rivela e ciò che si cela nell’istante che sarà catturato, quello che con lo scatto sarà sottratto al silenzio. Un silenzio, quello del fotografo, per me legato a qualcosa di cerimoniale, a quel rito speciale con cui ci si addentra nella memoria degli altri, dagli altri ricevendo, di volta in volta, una prova di memoria del nostro esistere. Non ho alcuna capacità di spiegare quello che faccio, ma ho trovato illuminante una frase di Diane Arbus: Una fotografia è un segreto intorno a un segreto. Più rivela e meno lascia capire.

Mi accorgo, ora che posso guardarmi alle spalle attraverso il mio lavoro di fotografa, che l’aver vissuto accanto a un compagno di vita che fa il regista, ha creato tra noi uno strano accordo, come se entrambi avessimo consegnato all’altro un mandato speciale, di testimonianza e vigilanza attraverso lo sguardo, ciascuno col proprio mezzo. E’ il privilegio inaspettato di una vita trascorsa tra artisti, attori, attrici, registi, interpreti del teatro e della musica, scrittori e scrittrici,  i tanti amici che hanno attraversato la nostra vita portando in dote il talismano di quel talento che ci consente di riconoscere il mondo, il suo orrore e la sua qualità. Quel talento che ora vedo in  mia figlia Giulia, nella sfida che le ha fatto scegliere di stare dall’altra parte della macchina da presa, oltre il silenzio.

Lia Pasqualino

1 commento su questo articolo:

  1. simona mafai ha detto:

    Molto sincera e coinvolgente!

Commenta questo articolo:







*
AdvertisementAdvertisementAdvertisementAdvertisement