Cara Lietta…

14 febbraio 2011 di: Elena Ciofalo

Cara Lietta,

per tanti motivi mi sento legata a te, ispirerai sempre il mio lavoro, guidato dal desiderio di raggiungere le tue stesse mete professionali.

Sei la grande ed inaspettata presenza dei miei studi. Ho letto un’antologia degli articoli che hanno raccontato il Novecento italiano, e tra questi dovevo sceglierne alcuni da presentare in sede d’esame. Insieme a Montanelli, Bocca e Scalfari, ho scelto te, la tua “Nota stonata” sul suicidio di Luigi Tenco, perché hai saputo subito spiegarmi un mondo per me lontano grazie alla tua cronaca elegante ed ironica, asciutta ma densa di fatti. Mi hai dimostrato che il giornalismo “di costume”, non è secondario, ma anzi un genere fondamentale riservato a chi, dotato di grande sensibilità e cultura, riesca a immortalare le correnti della società. Inoltre la tua carriera, iniziata con Noi donne negli anni ’50, continuata poi con l’Europeo e l’Espresso, è infine giunta, dal 1970, al lavoro con la Stampa, che ha sede a Torino, città che mi ha conquistata per il suo meraviglioso Film Festival, che anche tu seguivi come critica cinematografica.

Profetico infine che, nelle tue recensioni dal vasto mondo della cinematografia, le ultime due trattino della morte. Per la Stampa hai scritto su Hereafter, la pellicola di Clint Eastwood sulle esperienze dell’aldilà, presentata in anteprima europea proprio allo scorso Torino film festival, ed è invece l’Espresso di venerdì scorso a presentare la tua recensione di Kill me please di Olias Barco, vincitore al festival dei film di Roma e che, come tu stessa scrivi, affronta “l’argomento rimosso per eccellenza della nostra epoca, la morte”.

Adesso ti saluto, scendo a comprare la rivista ed imparare da te leggendoti, per l’ultima volta.

2 commenti su questo articolo:

  1. Simona Mafai ha detto:

    Hai fatto bene a ricordare Lietta Tornabuoni: donna intelligente, sobria, riservata – e sempre solidale con le altre donne. Un’amica “sottovoce” – per chi – come me – ha i suoi anni; un esempio forte e gentile per le nuove e nuovissime generazioni.

  2. Anch’io amavo la Tornanabuoni dunque mi ha fatto piacere vedere che una giovanissima la ricorda con affetto e stima.

Commenta questo articolo:







*
AdvertisementAdvertisementAdvertisementAdvertisement