il rebus dell’affaire Lombardo

16 gennaio 2011 di: Fortunata Pace

Più difficile di un “gratta e vinci” la sorte, non solo del governo centrale ma anche di quello regionale, in relazione a tutta una serie di grandi e piccoli conflitti. Laddove per “grande” si intenda vasto, pesante e per “piccolo” di portata poco significativa. Vedi affaire Lombardo, dove non è che non conti il dissidio all’interno del Pd, ma resterebbe circoscritto e la polemica potrebbe rientrare se si lavorasse per fare qualcosa di nuovo e di positivo per la Sicilia. Ma è evidente che il clientelismo, il nepotismo, lo spreco, la fuga di fondi – con tutti a lamentarsi che sono pochi – continuano ad imperversare e le stanze dei bottoni restano lontane dalla gente e abitate da chi, gestendo forse casualmente e forse precariamente, favori e potere, ritiene di essere fra gli eletti e gli irraggiungibili. Una cortina fumogena separa chi gestisce e chi è gestito, e un inguaribile difetto di udito divide chi è responsabile da chi gli dice che i giochi sono sin troppo palesi e mortificanti.

Questo sistema perdura perché da noi il sommerso, figlio di piccoli espedienti o di grosse corruzioni, ha la meglio, e il pane, almeno il pane, probabilmente manca a pochi, altrimenti non saremmo secondi alla Tunisia e a ciò che vi accade. Ma davvero siamo al riparo da tutto questo?

(proteste e scontri per le strade di Tunisi)

1 commento su questo articolo:

  1. simona mafai ha detto:

    Cara Fortunata,
    se ci fossero più luoghi per confrontarsi e discutere, e non solo Mezzocielo!
    Cambiare e risanare, in una situazione degradata da decenni come la Sicilia – è molto difficile, perché il più delle volte significa “tagliare” e quindi si pestano molti piedi. Senza cadere in ingenuità, a me pare che qualcosa la Giunta di “tecnici” presieduta da Lombardo (e sostenuta esternamente dal PD) qualcosa stia tentando di fare, tra mille boatos di protesta (vedi, tra gli altri, il settore della cosiddetta “formazione”). Prescindendo dalla valutazione dei singoli personaggi, per nessuno dei quali metterei la mano sul fuoco.

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