tante verità nelle storie di bugie

24 dicembre 2010 di: Daria D’Angelo

Un giovedì di dicembre, nella Sala dei Concerti dell’Istituto dei Ciechi Florio e Salamone, è stato rappresentato “Storie di bugie”, collage di verità occultate nel tempo e ancora oscure. Novecento ore di impegno di otto allievi non vedenti e ipovedenti (uno di loro è venuto a mancare durante le prove, per lui una sedia vuota e la bottiglietta d’acqua con cui era solito presentarsi). La storia è stata ideata dai corsisti che hanno utilizzato fatti di cronaca meno recenti, analizzati liberamente e messi in scena con l’abilità di professionisti. Ascoltare la verità oltre la manipolazione della tv, un modo diverso di guardare. Saper guardare, vedendo davvero. Fatti di cronaca come l’omicidio del bandito Giuliano, la morte di Marilyn Monroe, e la rabbia per la stupida ipnosi della televisione e per l’informazione, sempre di parte e mai vera ed obiettiva. «Nello svilupparsi del lavoro – spiegano i docenti – la comunicazione teatrale è divenuta un linguaggio con codici unici e comuni, che ha dato la possibilità ad ogni attore di superare le barriere, e di esprimere se stesso».

In uno scenario socio-politico dominato sempre più dall’egoismo, dall’edonismo, da iniziative che alla fine si risolvono in elenchi autoreferenziali di complimenti reciproci fra organizzatori, associazioni, iscritti alle stesse associazioni e soci onorari, esiste una parte della società votata all’altruismo, non afflitta dalla voglia di apparire, ma concentrata sulla voglia di essere, che ci dimostra come l’Italia possa ancora essere un paese che fa qualcosa verso gli altri. L’attività libera e gratuita che nasce dalla volontà spontanea di cittadini di fronte a problemi non affrontati o mal gestiti dallo Stato, rivolta in difficoltà, rientra in una logica di non profitto che non elogia ma agisce, non polemizza ma aiuta, affiancando i Centri Sociali, ampliando e sviluppando le attitudini dei meno fortunati, e aiutandoli ad una vita che non sia mera sopravvivenza.

La solidarietà equivale al rifiuto dell’indifferenza, della passività e dell’egoismo. Non c’è solidarietà senza il costante impegno rivolto alla trasformazione della società, e non c’è crescita individuale né scambio reciproco senza un rapporto tra persone ispirato alla non violenza e alla gratuità.

Una parte, la migliore, di quest’Italia troppo dominata dalle caste della politica, spesso lontana anni luce dai reali bisogni dei cittadini, osserva con sguardo amoroso di chi sa andare oltre fattezze poco attraenti, gesti goffi e cattiva educazione di venditori di menzogne. Questa parte fa tesoro dei silenzi, di un dito che scorre su una pagina, di chi anche se non può guardare rivolge costantemente lo sguardo a fondo, dentro sé.

Quella sera la televisione trasmetteva un patetico show di politici ad Annozero, ho visto piccoli uomini accalorati nell’esibizione dei loro litigi e della loro volgarità. Per una sera ho ascoltato il consiglio dei miei attori e, chiudendo gli occhi, non ho potuto fare a meno di pensare a loro, coraggiosi, e grandi, veramente grandi uomini.

A loro va il mio profondo rispetto e i più cari e sinceri sentimenti di gratitudine per la lezione di dignità e per la fierezza delle loro vite.

(String garden’s Noel)

2 commenti su questo articolo:

  1. Daniela ha detto:

    Apprezzerei di più i tuoi articoli se tenessero conto anche nell’espressione linguistica di un “genere femminile” che tendi ad escludere e ad omettere. Il problema della lingua sessuata è importante quanto il contenuto del tuo articolo, pertanto sarebbe opportuno, indispensabile, non omologare la lingua italiana al maschile plurale come vorrebbero le categorie che hanno offuscato le nostre menti. Cara Daria, nulla di personale, ti stimo. Non fraintendere il mio “appunto”…ma quando parli di “attori” non dimenticare che non sono inclusivi delle “attrici” e quando parli di “grandi uomini” ricordati di citare le “grandi donne”. Dell’universo fanno parte donne e uomini e vanno nominate/i. Buon anno!

  2. Daria D'Angelo ha detto:

    Certo, Daniela, grazie per avermi fatto notare questa imprecisione.
    Naturalmente la categoria degli attori da me citata include le attrici, e il valore delle persone a cui mi riferisco comprende grandi uomini e grandi donne.
    Ne terrò conto per l’avvenire. Accetto con piacere consigli e “appunti” che aiutano a notare quello che magari può sfuggire, non certo perchè non sia pienamente d’accordo con te, ma forse perchè davo per scontata l’inclusione dei generi maschile e femminile nella categoria più generica di uomini e attori
    Cari auguri anche a te.

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