oh quante belle case, monsieur le chevalier

30 dicembre 2010 di: Silvana Fernandez

Sempre gentile cavaliere. La prima volta che lei, a chiusura di una convention di Forza Italia, ripresa televisiva inclusa, ha detto «Mi vogliono mandare a casa ma, avendone io ventotto, non so in quale dovrei andare, dunque resto qui», mi è sembrata soltanto una battuta di pessimo gusto che non valeva la pena sottolineare. Ho deciso di parlarne quando, però, ho sentito che era solito ripeterla in più di un’occasione. L’ha perfino ridetta alla trasmissione Matrix di Alessio Vinci, quel signore che riesce ad appiattire così bene i lineamenti da far sembrare il suo volto un blocco di cera con fori. Quella sera, mentre Vinci asseriva che lei è capace di illuminare con la sua presenza tutto uno studio televisivo, ho capito che, per ritrovare casa non è la luce che le manca e dunque il non sapere dove è la sua vera dimora è il sintomo di un problema cerebrale che dovrebbe cominciare a curare o, se data l’età è irrisolvibile, dovrebbe almeno usare escamotages che l’aiutino.

Forse, farsi accompagnare ad Arcore, sarebbe la cosa migliore anche se corre l’alea di trovare Renzi seduto a tavola e se c’è il pericolo che le scuderie le ridestino ricordi dell’eroe Mangano, mentre andando a villa Certosa la paura è quella di trovare fanciulle provocanti e scoprire che invece non le ridestano più niente. Allora perché non ripiegare su villa Cernobbio dove lei vuole istituire una università? Ma, ora ricordo, la cultura la spaventa. Potrebbe andare a villa Campari dove si è insediata sua figlia Marina con il compagno Vanadia che da buon coreografo e danzatore potrebbe costringerla a vari plié, jeté ma ancora peggio ad una serie di passi d’addio, parola quest’ultima, che la fa rabbrividire. Le isole Bermuda non sono più di moda, ad Antigua c’è sicuramente ad attenderla la Gabanelli e, quel che è peggio, Ghedini pronto alla lotta legale. A palazzo Grazioli c’è il rischio di trovare la Brambilla che, seconda a nessuno, vuole dare come le altre le dimissioni ma non il portafoglio. Ho capito, cavaliere, forse vorrebbe andare nella sua villa di Taormina ma ha paura che Bossi pensandola in mezzo ai terroni ripensi alla sua alleanza. Va bene mi arrendo, lei non ha torto, non ha veramente un posto accogliente dove riposare! Mi viene un’idea: ha mai provato a comprare una «casetta in mezzo ad un bosco – come dice Lucio Dalla – una casetta piccola così»? Certo la strada nel bosco, come asseriva invece una canzone dei suoi tempi, è difficile da trovare ma, caro cavaliere, basta usare il sistema di Pollicino: briciole di pane nelle tasche e saremo contenti in tanti.

3 commenti su questo articolo:

  1. rita ha detto:

    Grazie di aver toccato un punto di interesse generale: in tempi di crisi la casa è il vero problema di tutti da Berlusconi a Vendola, da Bossi a Marchionne …..di questo passo dove andranno a finire?
    rita Annaloro

  2. piera ha detto:

    Sto in una piccola città, una provincetta senza speranze, un’inizio di anno solitario, guardo il vostro giornale e scopro che la battuta di Berlusconi non è una battuta, cerco su internet le case sono più di 30, ma perchè continuiamo a votare per un megalomane pazzo? Un uomo che si dedica ad accumulare come può poi governare, e poi non è un insulto per noi che di casa ne abbiamo una,se l’ abbiamo, e “piccola cosi'”

  3. eleonora ha detto:

    l’articolo è come sempre umoristico, ma quello che è più grave è che anch’io credevo che le parole di berlusconi fossero una battuta! invece questo ha più case che capelli

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