considerazioni sulla situazione economica

20 dicembre 2010 di: Ciccio Di Franco

La situazione economico-finanziaria in cui si trova il nostro paese è abbastanza critica; dopo la Grecia, l’Irlanda e la Spagna, l’Italia rischia di essere la prossima preda della speculazione finanziaria sui debiti pubblici. La previsione per il prossimo anno (2011) di una crescita economica pari al 1% del Pil, contro una media europea del 1.7%, tende a peggiorare ulteriormente le cose.

Come ha detto qualche giorno fa il Governatore della Banca di Italia Mario Draghi, solo crescendo si possono pagare i debiti; nel 2010 per interessi sul debito pubblico abbiamo pagato circa 74 mld di euro su 443 mld di euro di entrate totali.

Il problema della crescita economica si risolve solo se si decide, e per decidere è necessaria una forte volontà politica, di spendere le risorse del nostro paese in determinati settori, togliendole ad altri, al fine di rimettere in moto le cose.

In particolare è noto a tutti che si deve spendere in detassazione sul lavoro (sia per imprese che per lavoratori), in formazione universitaria e in ricerca; solo se si riduce il carico fiscale sul lavoro, se si forniscono laureati di qualità (sopratutto nei settori scientifico-tecnologici) e se si migliorano la qualità dei prodotti e dei processi produttivi (attraverso la ricerca), si può competere sul mercato globale al fine di incrementare il volume di affari e creare posti di lavoro riducendo la disoccupazione (sopratutto quella giovanile). Molto spesso si dice: da dove si prendono le risorse per fare tutto questo? Ecco alcune idee:

Evasione Fiscale. Per il 2010 si è stimato un ammontare dell’evasione fiscale pari a 150 mld di euro (dati Confindustria); perché, invece dei condoni fiscali, misure una tantum e fortemente diseducative, non ci si impegna a recuperare almeno il 10% di questo (non dovrebbe essere una impresa impossibile). Si tratterebbe di 15 mld euro.

Abolizione delle province. Le province costano ogni anno allo stato circa 13 mld di euro (dati Eurispes rapporto 2008); una loro abolizione frutterebbe alle casse dello stato, escludendo le spese per i dipendenti che vanno ricollocati in altre amministrazioni e quelle per investimenti, un risparmio del 60%. Sono circa 8 mld di euro.

Riduzione spese militari. Escludendo le spese per investimenti, il nostro paese spende ogni anno per le spese relative al mantenimento di 195.000 militari (esercito, marina e aviazione) circa 13 mld di euro (Bilancio dello stato 2010). Si potrebbe aprire una riflessione che, non facendosi condizionare da ingenui e utopistici furori antimilitaristi, punti alla costituzione di forze armate di minore entità numerica ma di alta qualità e professionalità. Se si riducessero del 30% avremmo altri circa 4 mld di euro.

Federalismo Fiscale. Un serio federalismo fiscale che, senza condannare al sottosviluppo il meridione, punti a ridurre gli sprechi (soprattutto nel settore della sanità); oggi spendiamo circa 100 mld di euro di trasferimento alle regioni principalmente per i servizi sanitari e per il trasporto pubblico locale (Bilancio dello stato 2010). Se si risparmiasse il 10% si potrebbe recuperare altri 10 mld di euro.

Complessivamente avremmo totalizzato circa 37 mld euro da spendere in detassazione, università e ricerca.

Queste sono solo alcune proposte che servono a dimostrare che è possibile trovare le risorse per il rilancio dell’economia; accanto a questo si dovrebbe avviare una seria vendita (e non svendita) di parte del patrimonio pubblico inutilizzato (per es. uffici, caserme ed altro) per ridurre il debito pubblico.

Ma per fare tutto questo ci vuole una seria volontà politica; il governo Berlusconi con i tagli lineari di Tremonti (che sono serviti a salvaguardare i conti ma non hanno garantito risorse per la crescita) ha dimostrato di non averla, ha dimostrato di non sapere scegliere per non scontentare nessuno (per es. la Lega sulle province, una parte del Pdl su una seria lotta all’evasione fiscale).

Non era riuscito a farlo con una maggioranza di 65 deputati in più alla Camera, non riuscirà assolutamente a farlo con un governo Berlusconi-Scilipoti con 3 deputati in più.

La seria proposta avanzata dal Partito Democratico per un governo di responsabilità nazionale guidato da una grande personalità tecnico-istituzionale (il governatore Draghi su tutti) e sos tenuta da una maggioranza di responsabilità (Pd, Udc, Fli, la parte più responsabile del Pdl, per es. Pisanu), per avviare serie politiche economiche contro la crisi salvaguardando il nostro paese dal rischio di un tracollo finanziario non si è, per il momento, riuscita a realizzare.

A causa del desiderio del Presidente del Consiglio di volere restare abbarbicato a Palazzo Chigi in qualsiasi modo (anche grazie ai vari Scilipoti), il nostro paese starà nei prossimi mesi ancora a galleggiare, non risolvendo nessuno dei problemi in questione ed aggravando ulteriormente la situazione.

(vignette di Altan e Quino)

Commenta questo articolo:







*
AdvertisementAdvertisementAdvertisementAdvertisement