un pisello nuovo di zecca

23 novembre 2010 di: Gisella Modica

Devo confessare di averlo sognato. Si avvitava il pisello che gli era caduto, circondato da 12 cavalieri /chirurghi, esperti nell’arte dell’avvitamento, che lo aiutavano. Forse perché da quando ho letto la storia del pene riattaccato alla statua di Marte, alias Marco Aurelio, che il premier ha deciso di fare innestare, non ho fatto altro che pensare che mai immagine fu più efficace, capace di condensare fiumi di parole spese dalle femministe, me compresa, nel tentativo di convincere uomini e donne ancora riottose/i, della morte definitiva del patriarcato. Evidentemente quella statua senza pisello, simbolo del massimo del potere, quello terreno (imperatore), e di dio della guerra – potere a cui il premier ha dato diverse volte dimostrazione di voler aspirare – da quando se lo ritrovava davanti “in prestito” passando per il corridoio di palazzo Chigi, gli doveva risultare intollerabile. Era come, se l’identificazione con la statua è corretta, che ad essere senza fallo fosse lui in persona. Gli doveva sicuramente rendere le notti insonni, e ha dato ordine al suo chirurgo/architetto di fiducia, di innestarlo.

Se gli fossero mancati i capelli, per solidarietà avrebbe fatto innestare pure quelli. Alla faccia dell’austerity. Ma per certi tipi di innesti 70 mila euro non sono niente, e in barba a restauratori e sovrintendenti. Del resto, a calpestare le professionalità migliori l’aspirante dio/imperatore ci ha abituati. Bondi si è difeso appellandosi alla carta del restauro del ‘72 che ammette «l’aggiunta di parti accessorie e di piccole parti storicamente accertate». Dunque apprendiamo che trattasi «di piccola parte accessoria storicamente accertata».

Come dire che la caduta del patriarcato non è poi questo cataclisma che tutti temono. E per giunta “removibile”, come si è difeso l’architetto/chirurgo. E se lo dice lui! Dicono si tratti di un ennesimo capriccio del premier per assecondare il suo gusto.

A me pare molto, molto di più. Dicono anche che nemmeno Michelangelo si sarebbe permesso di farlo. Ma Michelangelo viveva in piena legittimazione ed espansione del patriarcato, quando certe paure maschili non erano così diffuse come adesso, e non c’era bisogno di protesi, né tanto meno di Viagra o di escort.

(la statua romana di Marte e Venere ritoccata, con mani e pisello di nuovo conio, e la statua dei medesimi, di Antonio Canova, con il pisello occultato dalla foglia di fico)

1 commento su questo articolo:

  1. Adele ha detto:

    Forte l’articolo! In fondo è così: uomo senza pisello = uomo impotente. Sappiamo che è quello il problema e il collegamento tra sesso e potere ci sta tutto. Non a caso si usa la parola “impotente” per definire un uomo che non ha capacità di erezione. Impotente infatti è il contrario di potente. Perché mai si usa quella parola e non un’altra direbbe Freud? Questo spiega molte cose anche rispetto alla violenza contro le donne che è esercizio e affermazione del potere maschile. Il patriarcato c’è ancora purtroppo! Come le erbe maligne non muore….

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