contraddizioni

1 novembre 2010 di: Francesca Traìna

Ho visto in internet la ripresa di una giornata di pioggia ad Amsterdam di Ioris Ivens, uno dei più grandi documentaristi di tutti i tempi. Alla fine della sua vita è riuscito a realizzare il desiderio che l’ha ossessionato per anni: riprendere il vento. Lo ha fatto in Mongolia.

Ho accostato Ivens alla scrittrice francese Duras che avrebbe voluto scrivere un’opera che esprimesse il silenzio. Poteva farlo avendo sperimentato, nella sua vita, dolore e sentimenti estremi.

Interrompere il fluire delle cose, interrompere ciò che siamo o sembriamo nella “normalità” diventa in molti casi strumento, chiave per entrare nella vita, nell’essere per essere non più quello che è dato, che è scritto, ma quello che noi scriviamo per noi e di noi quando ci scostiamo dal progetto al quale dovremmo corrispondere secondo modelli imposti dalla cultura dominante. Così Ivens, Duras (in campo artistico potrei citarne un’infinità) vanno incontro al loro desiderio che parte da dentro e seguono vie non tracciate che da se stessi/e.

Oggi sono scesa per le strade di Palermo. Anche la città ha disubbidito all’ordine. Mi accorgo di quante interruzioni vi siano nello spazio e nel tempo di una passeggiata. Quante meravigliose contraddizioni. È autunno, si dice, ma lo scirocco assale la pelle. Il sole scoppia sulla fronte.

Il “castagnaro” all’angolo di tutte le strade, con la sua fornacella vecchia e surreale, sparge fumi nell’aria assolata. Le castagne patinate bianco-cenere richiamano improbabili distese innevate, occhieggiano da una spaccatura laterale proprio come i melograni che rosseggiano più in là.

Ma i 25 gradi spingono verso il mare. Non c’è che azzurrità. Un tempo breve di stordimento perché variegati crisantemi, in attesa di posarsi altrove, dicono che è novembre.

Questo è un giorno strano. Anticipa la vita e la morte secondo l’ora legale o solare.

Spostiamo gli orologi. Riprendiamo a ritroso lo scontento dei giorni ordinati in fila per uno.

Tra poco sarà inverno freddo. Il vento sveglierà odori umidi di bosco. Suoni diversi. Contrasti.

E noi, nel prodigio della vita, chissà se ne accenderemo i colori non censurando la memoria di ciò che forse vorremmo essere: le atmosfere cromatiche e profumate delle nostre contraddizioni.

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6 commenti su questo articolo:

  1. Franca ha detto:

    Piacevolissimo, una bomboniera con fiocco e fiori. In fondo la confezione non è contraddicibile!

  2. Ina ha detto:

    questo articolo mi fa pensare alle mie contraddizioni, ne ho tante e spesso le vivo male. ascolto il consiglio di francesca e cercherò di viverle senza provare disagio…anzi…in fondo palermo è una città piena di contraddizioni ma noi come persone non ne abbiamo di meno, perché rinunciare ad essere come sono?

  3. anna trapani ha detto:

    Perchè vivere le contraddizioni come un disagio? Come qualcosa di negativo? Avere contraddizioni è tipico degli uomini e delle donne; il mondo animale non ha contraddizioni ma vive di istinto. Se provassimo a vederle come un arricchimento? Francesca scrive di contraddizioni nella natura (caldo e “castagnaro”, autunno e scirocco) quindi se la natura si contraddice perchè per noi dovrebbero essere ostacolo alla coerenza la nostre contraddizioni? Essere troppo e sempre coerenti non è un pò noioso?

  4. Lorella ha detto:

    Poche sapienti parole ci accompagnano lievi per la cttà, ci ricordano tempo e spazio, ci indicano dettagli visibili eppure occulti ai più. Siamo sempre grate verso il poeta che ci aiuta a svelare il mondo e a far comunicare i luoghi concreti con i nostri spazi interiori. Non so come faccia, senza neanche una rima, ma lo fa.

  5. Lucio ha detto:

    francesca cara, è un piacere leggerti e una gioia. Camminando in città non mi sarei mai sognato di vedere ciò che ho visto attraverso i tuoi occhi e così ben descritto dalle tue parole. Ciao

  6. claudia ha detto:

    Uno scorcio colorato di una città contraddittoria come palermo, proprio bello!

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