cavalier, premier delle mie brame

13 novembre 2010 di: Silvana Fernandez

Gentile cavaliere, beh gentile forse non è l’attributo che le si adatta di più, ma in fondo nessuna delle cose che ha fatto per l’ Italia si adatta o si addice ai pensieri degli italiani; lei, però, è riuscito lo stesso a fare accettare tutto. Ci ha preso di contropiede perché è stato così bravo da sostituire, senza che noi ce ne accorgessimo, i buoni maestri con i cattivi maestri. Modelli di uomini e donne piccoli/e, piccoli/e che non creano conflitti, assolvono la nostra incapacità di riuscire a superare limitati confini. Forse è proprio questa la ragione dei consensi che, anche nelle più grottesche situazioni, lei riesce ad ottenere. Suoi antagonisti come Veltroni, ma anche Fini (maggioranza e opposizione hanno gli stessi gusti), hanno preso ad esempio di vita un brano del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, dove si spiega che non bisogna insegnare a fare le cose ma a inculcare il desiderio di esse. Nessuno più di lei, attraverso le sue televisioni, è riuscito a farlo così bene. Le ragazze o i ragazzi che vivono nei quartieri dormitorio o l’operaio/a ma anche il figlio/a di papà, aiutati da una dose che si fanno, i primi per dimenticare la loro realtà, gli altri perché non hanno una realtà, direbbero che lei è un figo!

Bisogna capirli: spinti da Mediaset hanno cominciato a vagheggiare di poter diventare, se va bene, dei tipi alla Briatore e consorte, o se va male, tronisti di Maria De Filippi. Gentile cavaliere, queste mie parole vogliono essere soltanto di conforto, perché sono sicura che in questo momento lei è deluso da alcune giovani extracomunitarie e anche alcune meridionali che hanno scambiato la sua grande generosità – parola di Ghedini – facendosi vedere quelle che realmente sono, professioniste del sesso e ladre di soldi e di foto di interni. Per non parlare del suo alleato, cui lei aveva dato tutto quel che il suo cuore sapeva dare: persecuzione dai suoi giornali ma anche ruoli istituzionali, e che ora lo ricambia volendo toglierle la poltrona. In verità, lei oltre ad un cuore generoso ha un intuito molto ridotto: infatti, che le fanciulle non fossero Marie Goretti, si vedeva a distanza e che Fini alla ricerca di una entità cambiava sempre idea e non sopportava padroni, perché sapeva di non essere fedele, era anche questo noto a tutti. Si rincuori però, ci faccia un bel sorriso, le igieniste mentali non mancano, perché i sondaggi dicono che, crollasse anche un’altra parte di Pompei, lei potrebbe ancora vincere. Certo sfiducia da destra e da sinistra fanno un po’ impressione, ma deve nutrire la certezza che, se anche dovesse uscire di scena, di lei resterà qualcosa più forte della sua presenza: il berlusconismo. Sarà difficile eliminarlo, lei ha, infatti, radicato in tutti un concetto di felicità che con la felicità ha poco da spartire; ha sostituito un ragionato e sofisticato epicureismo con un frettoloso e volgare edonismo. Dovremmo, per cambiare, ricominciare forse, magari sottovoce, a parlare della forza delle idee e non solo di quella del denaro. Potremmo spiegare agli italiani che il problema non sono i suoi vizi, ma la sua mancanza di virtù. Potremmo spostare i riflettori da Ruby a quegli operai, che anche se meno avvenenti, da giorni a Brescia stanno su una gru. Potremmo dire, come un suo ministro, che con la cultura non si mangia ma la buona cucina è già forma di cultura di un popolo.

Potremmo, dovremmo… insomma, se lei uscisse di scena, ci sarebbero tante cose da fare per cancellarla dai nostri cuori e sarà, comunque, difficile; perché, gentile cavaliere, lei ha lasciato nel nostro paese una grande traccia che, anche se non bella, è sempre una traccia. Non ci resta dunque che sperare, con tutto il cuore, che non sia indelebile.

4 commenti su questo articolo:

  1. anna trapani ha detto:

    Il tuo pezzo è veramente forte anzi “figo”. Mi rattrista pensare che la traccia lasciata potrebbe essere veramente indelebile. Le elezioni, quando ci saranno, daranno una prima risposta. Sperando non sia un sogno levare politicamente di mezzo un uomo “di buon cuore” del suo spessore. Ma la sua bontà segue i dati anagrafici….temo che io e te siamo ormai fuori quota!

  2. Francesco Grimaldi ha detto:

    Cara Silvana,
    il tuo pezzo sottolinea con efficacia uno dei temi fondamentali della società italiana di oggi: il berlusconismo, inteso come cultura di massa, e come tale diffusa e radicata, basata sui principi del modus operandi del Cavaliere, così sintetizzabili “chi può si arricchisca e si diverta come meglio crede, senza se e senza ma”. Come scrivi, il berlusconismo sopravviverà anche allo stesso Berlusconi. Per cambiare un premier basta un’altro premier ma per cambiare una radicata cultura di massa sono necessarie generazioni e, come diceva Bufalino per la mafia, un esercito di maestri (di buoni maestri). Considerando il peso determinante che ha la televisione nella formazione e informazione degli italiani, non credo che il berlusconismo, anche dopo l’uscita del Cavaliere, verrà in qualche modo intaccato.
    Berlusconi è un cancro per la cultura italiana, il berlusconismo la sua metastasi.

  3. elisabetta ha detto:

    Temo che la traccia o l’orma lasciata dal Berlusca sia invece indelebile, e noi dovremo contentarci della nostra presunta superiorità intellettuale, siamo stati troppo teneri come opposizione, ma non facciamo l’ errore di fidarci di Fini

  4. Enza Lo Voi ha detto:

    il berlusconismo è una pianta inestirpabile. L’aiuto del “camerata” Fini è utile per dare la spallata de-fini-tiva….ma concordo con la fernandez, acuta analizzatrice della questione, nel dire che non mi FIDO di fini il quale ha, come sembra, piani ben precisi che non sono solo quelli di far fuori berlusconi ma di andare “oltre”, ma oltre cosa? fa patti con casini e rutelli intanto e insieme corteggiano il vaticano…. Si dice di lui che è “maturato” e che la destra si è evoluta, ma quante volte fini ha cambiato gabbana? è attendibile? la legge bossi-fini è recente mi pare. Stiamo molto attenti come giustamente dice silvana!!!

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