il repertorio di parole che uccide la dignità

19 ottobre 2010 di: Rosanna Pirajno

Allora è assodato, gli uomini non amano le donne. Quando non torturate e sciolte nell’acido come Lea Garofano che aveva osato denunciare ‘ndranghetisti, e prima Teresa Bonocore testimone contro il violentatore della figlia (è nostro compito ricordarle, sempre), se sfuggono ai mostri che le violentano e ammazzano per pura libido, le donne debbono fronteggiare tipi che le umiliano con il repertorio zoologico di gallina oca capra e mai, per dire, faìna o volpe troppo furbette per la parte; o gentiluomini che alludono a quelle parti lì che ahimé le rendono isteriche inadatte al comando, giusto quindi che resti saldo in mano a chi non ha l’utero ma ben altro attrezzo per ragionare; o tizi che, citando il Flaiano de «la madre degli imbecilli è sempre incinta», escludono il concorso di uno spermatozoo intelligente a compensare e, incitando all’aborto, glissano su proprie adesioni a family day e scomuniche di madre romana chiesa per chi lo pratica.

Tra questi campioni di machismo travestito, le donne se la passano proprio male. Ma neppure tra il proprio genere va sempre bene, perché se con le ingiurie zoccola e puttana i maschi ormai vanno leggeri dato che con escort e ragazze immagini si concludono affari e rilassano cavalieri, quando conducono talk show evitano moralismi in favore della più efficace fase due: ignorare cervello e anima e via ad esaltare scollature e cosce lunghe, invitare le più petulanti ed insolenti per azzannare la concorrenza e tramortire quelle «comuniste» più intelligenti che belle. E quelle non hanno scampo, investite dal consolidato frasario capezzonesco ossessivo ripetitivo martellante glorificante il sultano delle meraviglie, contro ogni logica ed evidenza, soccombono alla legge dell’audience di maschi che usano donne che si credono forti, senza accorgersi di essere «a disposizione» di chi le schiera in prima linea finché piacenti aggressive indottrinate acritiche fedeli, ma retrocesse di rango al primo cedimento di botulino.

Allora, chapeau alle donne dello schieramento avversario che hanno conservato cervello e dignità usandoli entrambi a sostegno di proprie idee e convincimenti, a rischio di finire all’angolo causa trattamento che la guerra del fango riserva agli intoppi da eliminare. Ora c’è da aspettarsi che alla riconfermata presidente della commissione giustizia, l’avvocato palermitano Giulia Bongiorno di competenza e fermezza apprezzate anche da chi diverge dalle sue posizioni politiche, facciano pagare con un dossier velenoso la sua difesa di Andreotti nella famosa causa per fatti di mafia. Perché questi uomini devoti ad un sol uomo, sono capaci di uccidere tutti i padri pur di salvare quel solo degno figlio.

(Dudovich, Ritratto di Signora, 1937)

2 commenti su questo articolo:

  1. costanza.b ha detto:

    Scritto con umorismo,ma lascia insoluto un problema,perché la donna di sinistra non può essere anche intelligente e sensuale, colta e femminile, avere lunghi capelli e intuito altrettanto importante, questo è un vantaggio che si da alle cretine, ed alla destra, infatti le così dette brutte dal cavaliere spesso sono sciatte e distratte riguardo al loro aspetto forse in questo momento in cui tutto è apparenza si dovrebbe sgominare il nemico con le stesse armi.

    • Rosanna Pirajno ha detto:

      ma certo che le donne di sinistra sono anche belle e intelligenti e con i capelli lunghi e tutto il resto! intendevo riferirmi alla battuta del premier su rosi bindi, che se anche non è propriamente una pin up, ne fa cento delle vamp con reggicalze fatte ministre per virtù che hanno poco a che fare con il cervello. Se però vero che di questi tempi è più utile essere bella che intelligente, noi vogliamo anche le rose, come dicevano le femministe di una volta, essere intelligenti e piacenti e fare carriera per meriti riconosciuti!!! ciao.

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