nessuno scagli la prima pietra

5 settembre 2010 di: Rosanna Pirajno

Confesso la mia difficoltà a fare i conti con le contraddizioni di questo mondo, specie quando a renderle definitivamente inconciliabili ci si mette la globalizzazione, quella che ti apre prospettive globali su usi e costumi in stridente contrasto tra loro ma sempre legittimati da fede o diritti e, in casi davvero tristi, dalla coincidenza delle leggi dello Stato con i credi della Chiesa. E’ quando si invoca la famosa civiltà superiore, che in suo nome gli emisferi occidentale e orientale si combattono a colpi di guerre e attentati “purificatori” o, come succede sempre quando ci sono di mezzo le donne, di punizioni esemplari incaricate di chiarire una volta per tutte dove si annida il male da estirpare.

E che siano, in entrambi gli emisferi, soltanto uomini i depositari del Verbo che non perdona le peccatrici per costituzione, è circostanza che marca di forza bruta ogni presunta forma di giustizia codificata, per il nostro sentire occidentale, non dal Diritto ma da leggi tribali (peggio ancora se religiose) che nessuna evoluzione etica e sociale ha ancora cassato. E che comminano, per delitti neppure del tutto provati, pene di crudele  accanimento contro l’integrità fisica e morale delle donne accusate di adulterio, condannate come niente ad essere lapidate, uccise lentamente a colpi di pietre mirate alla testa immobilizzata. In occidente l’adulterio femminile non è più perseguibile, appena da alcuni decenni ma meglio che niente, eppure non mancano i giustizieri in proprio che vendicano l’onore tradito uccidendo mutilando stuprando violentando riducendo in schiavitù donne colpevoli di non assoggettarsi al volere del maschio dominante, come neppure le bestie nel branco. Altrove alle donne “ribelli” mozzano naso e orecchie, le sfregiano con l’acido, le bruciano sulle pire, al meglio le imprigionano in casa. Ma la lapidazione no, questa punizione estrema che supera in efferatezza finanche la ghigliottina, è inconcepibile per qualsiasi coscienza che non sia offuscata da un integralismo che trasfigura, traducendola in inaudita spietatezza, la Parola di un Essere Superiore che dovrebbe praticare anche da quelle parti la Piètas divina.

E’ vero che nel Medioevo si compivano nefandezze indicibili nel nome di Nostro Signore, che si presumeva gradisse il febbrile fanatismo dei roghi che mondavano anime di streghe ed eretici impenitenti, ma in questo evo “civile” in cui pure capita di morire in carcere per maltrattamenti, il corpo del reo resta ufficialmente inviolabile e nessuna legge, né umana né divina, permette che si presenti al Creatore reso irriconoscibile da sofferenze e dolori di tale portata, per giunta protratte nel tempo per rendergli gloria più grande e duratura. Mi rifiuto di credere che il Profeta dell’Islam non condivida con il Gesù del Cristianesimo, in quel Paradiso nel quale pure da Giusti si incontreranno per scambiarsi opinioni sui travisamenti del Verbo, quel magnifico principio che arma della prima pietra solo la mano di chi è senza peccato. Sono certa che sono entrambi lì a preoccuparsi della sorte di Sakineh, condannata in Iran alla lapidazione da nessun Credo divino ma da uomini, che si professano religiosissimi, restii ad amare e rispettare le donne sebbene frequentatori dei testi sacri che tramandano altri e più amorevoli comportamenti.

E poiché molti umani sono assai inumani, conto che Dio e Allah si coalizzino per fermare la prima pietra diretta al bel viso della vedova Sakineh, che neppure merita di essere fustigata o imprigionata per aver seguito in definitiva un loro insegnamento di amore.

2 commenti su questo articolo:

  1. elisabetta ha detto:

    Finalmente ne avete parlato! Meglio tardi… comunque brava Rosanna!

    • Rosanna Pirajno ha detto:

      sai Elisabetta, mi pareva talmente assurda la condanna che stentavo a parlarne come di cosa fattibile, eppure non sono stata zitta perché ho firmato tutto il firmabile per impedire che accada, grazie del tuo intervento, rosanna.

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