Corretta o sbagliata, non è una scelta superficiale

25 settembre 2010 di: Elena Ciofalo

“Essere ateo è una scelta che rispetto, ma penso che sia una scelta superficiale”. Sono parole colte qualche tempo fa durante una discussione informale. Rispettando la libertà di pensiero ho sorriso e alzato le spalle. Tuttavia presto l’affermazione si è espansa sino a invadere ogni mio pensiero e riflessione. Chi sceglie di essere ateo lo farebbe per superficialità. Essere atei in Italia, ovvero non professare alcun culto religioso, quello cattolico innanzitutto, sottopone spesso chi sceglie questa strada a scontrarsi con le micro-discriminazioni, purtroppo molto diffuse in ambienti di formazione come le scuole, di chi – in virtù della sua appartenenza al gruppo dei credenti – guarda dall’alto chiunque non frequenti le chiese e i momenti di unione religiosa. E poiché essere atei significa quasi inevitabilmente essere laici – dunque ribadire l’indipendenza dello Stato e delle istituzioni da ingerenze esterne, ideologiche, morali e soprattutto religiose – anche la scelta della laicità sarebbe superficiale. Ma, in un Paese nel cui cuore batte un territorio di 440 metri quadrati chiamato Stato Vaticano, dove l’ossequio all’autorità religiosa è ormai radicato in una miriade di pratiche quotidiane oltre che nelle scelte più ampiamente sociali e familiari, dove il miglior passaporto per far carriera ai vertici dirigenziali politici è dichiararsi cattolici, essere laici implica attuare una scelta superficiale?

Oppure essere atei e laici implica piuttosto scegliere deliberatamente di andare controcorrente in un Paese la cui filigrana più ancestrale è costituita dall’oro e dalla seta dei drappi cattolici?

5 commenti su questo articolo:

  1. silvia ha detto:

    brava, Elena trattare un simile argomento non è facile ma tu l’hai fatto!

  2. roberta ha detto:

    il tuo articolo denota maturità e consapevolezza. Sono d’accordo con quello che hai scritto. Come paese e come donne paghiamo sulla nostra pelle il fatto di avere il vaticano in casa che detta legge su tutto, anche sul corpo delle donne. Non parliamo poi delle ricchezze che possiede e amministra senza creare sviluppo e posti di lavoro con l’avallo dei vari governi che si sono susseguiti. L’ultimo si distingue perché ha esonerato il vaticano dal pagamento dell’ici sulle proprietà fuori dal territorio del vaticano ma dentro il territorio italiano. E le banche del vaticano? Altro che chiesa povera e bisognosa… apriamo gli occhi anche su questo invece di vivere l’ossessione della casa di montecarlo!

  3. Giusi Catalfamo ha detto:

    Complimenti a Elena per aver scelto un argomento a dir poco, spinoso. E complimenti a Silvia e Roberta che lo hanno supportato con argomenti altrettanto spinosi

  4. Elena Ciofalo ha detto:

    Grazie a tutte per il supporto, trattare l’argomento non è stato facile, specialmente in così poche righe. Temevo risultasse superficiale e vuoto ma ho lavorato molto per toccare i punti nevralgici della questione, e ce ne sarebbero molti altri! Ho ignorato infatti tutto l’aspetto legato alla religione al di là dell’Italia e agli storici conflitti generati dalle differenti appartenenze religiose.

  5. Luthien ha detto:

    Complimenti Elena, mi trovi pienamente d’accordo con quanto hai scritto. Hai anche analizzato bene un comportamento discrimintorio che(ahimè!) è largamente diffuso, divenendo così una consuetudine radicata presso i credenti e dall’altra parte accettata presso gli atei stessi.

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