amava la terra, condannato a morte

8 settembre 2010 di: Rosanna Pirajno

In Iran, la lapidazione di Sakineh è stata sospesa, la mobilitazione internazionale l’ha salvata da una morte atroce anche se non può dirsi del tutto fuori pericolo, è solo viva. Qui da noi, nel sud soffocato dalla criminalità organizzata, nessuno schermo di notorietà ha salvato un uomo onesto dalla condanna della camorra. Angelo Vassallo, sindaco di Pollica nel Cilento, è stato assassinato nella notte tra 4 e 5 settembre con nove colpi di pistola. Tanti ce ne sono voluti per far crollare l’argine alla speculazione che premeva contro un piccolo territorio che lui, testardo sindaco legalitario, si era messo in testa di mantenere integro persuadendo i suoi paesani del valore della bellezza. Capiva, da pescatore innamorato del mare limpidissimo che lambiva la sua terra, di avere in consegna un capitale di costa ed entroterra sempre più prezioso se confrontato con le province limitrofe, che alle intimidazioni mafiose si erano già arrese, svendute, svilite.

Ora che l’hanno assassinato, dicono che fosse stato lasciato solo a condurre le sue battaglie per la legalità e la salvaguardia del territorio, che non fosse stata creata attorno alle sue iniziative per uno sviluppo davvero sostenibile, quella bolla di riconoscibilità mediatica che lo avrebbe tutelato dagli attacchi – immancabili dove lo Stato è assente – di quanti, avendo altre mire, non avrebbero permesso di essere ostacolati.

Questo ennesimo assassinio di un Giusto mi getta nell’angoscia di giorni tristissimi vissuti, fa riemergere dal delitto Dalla Chiesa il desolato epitaffio «qui è morta la speranza dei cittadini onesti», perché l’ammonimento è chiaro: nessuno pensi più a percorrere una strada che conduce senza scampo alla canna di una pistola.

Eppure si potrebbe non rendere vana la morte del sindaco che amava la sua terra, come una ascoltatrice di Farehneit (benemerita trasmissione di Radio3, lunedì interamente dedicata all’assassinio di Vassallo) ha proposto: emanare una legge che vincoli alla inedificabilità le terre su cui ha messo gli occhi la speculazione camorrista, bloccare ogni tentativo di aggirare il rigore di una pianificazione troppo restrittiva con le concessioni, di carattere speculativo e massivo, contro le quali ha lottato il sindaco pescatore, perdendoci la vita. Ma non la dignità.

Avrà tempo il governo, occupato a tenersi in vita, di sublimare la morte di chi ha lottato per la vita della propria terra?

(un angolo del Cilento)

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