Il linguaggio della poesia

10 agosto 2010 di: Teodora Pottino

La poesia si serve di parole non di termini, mira all’illusione, all’evocazione, a quello che può definirsi “indefinito”. Non parla la lingua della ragione, ma quella delle illusioni, e anche quando ne dichiara la vanità, le fa rivivere nella suggestione delle immagini da lei create. Con i termini puoi enumerare, classificare, analizzare, con le parole piuttosto susciti sensazioni,procedendo in modo libero,figurato. Parole che in poesia spesso attingono ai ricordi; non riproducono oggetti nella loro nuda immediatezza ma li filtrano attraverso le emozioni vissute nel passato, avvolgendoli di un alone di suggestioni indeterminate. Parole che pongono chi legge al di fuori dei limiti circoscritti di tempo e spazio, riempiono l’animo di idee; senza saziarlo, gli restituiscono un poco di  pace.

1 commento su questo articolo:

  1. M.C ha detto:

    ciao Teodora, capisco che sei giovane e voglio dirti che scrivi bene ma non entrare in terreni non percorribili: definire la poesia è una cosa che non hanno fatto mai né scrittori nè scrittrici nè filosofi insomma nessuno dei più grandi, forse faresti meglio a non usare definizioni neanche tu, sei brava, cerca anche di essere modesta.

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