Gente di qualita’

8 agosto 2010 di: Letizia Battaglia
Ricerca fotografica di MariaChiara Di Trapani

Tina mentre recita, Messico, 1924-ph. Edward Weston

Edizioni Arti Grafiche Friuliane

Tina Modotti,  rivoluzionaria, bellissima.

E poi fotografa, traduttrice, operaia, crocerossina, giramondo.

Nata in Italia, a Udine, trasferitasi bambina con la famiglia negli Stati Uniti, la sua vita  breve ed intensa, non fu mai banale. Iniziò a fotografare grazie al suo rapporto d’amore con il prestigioso fotografo Edward Weston e a 28 anni fece la sua prima esposizione a città del Messico. Impegnata nella fotografia sociale, dopo una parentesi naturalistica, conobbe e frequentò altri mitici fotografi  quali Dorotea Lange, Lotte Jacobi, Robert Capa, Gerda Taro, scrittori quali Hemingway, Rafael Alberti, Neruda e la pittrice Frida Kahlo.

Fu comunista e antifascista sempre. In Messico Spagna, Mosca,  frequentò i luoghi della rivoluzione e della guerra, aiutò i profughi ed i rifugiati  tra peripezie di ogni genere.

Morì di infarto, in un taxi, a soli 45 anni..

Pablo Neruda scrisse per lei questi versi.

Tina Modotti, sorella, non dormi, no, non dormi:
forse il tuo cuore sente crescere la rosa
di ieri, l’ultima rosa di ieri, la rosa nuova.
Riposa dolcemente, sorella.
La nuova rosa è tua, tua è la nuova terra:
ti sei messa un nuovo vestito di seme profondo
e il tuo soave silenzio si colma di radici.
Non dormirai invano, sorella.
Puro è il tuo dolce nome, pura è la tua fragile vita:
d’ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma;
d’acciaio, linea, polline, si costruì la tua ferrea,
esile struttura.
Lo sciacallo sul tuo prezioso corpo addormentato
protende la penna e l’anima insanguinate
come se tu potessi, sorella, levarti
sorridendo al di sopra del fango.
Nella mia patria ti porto perché non ti sfiorino
nella mia patria di neve perché alla tua purezza
non giunga l’assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
laggiù starai in pace.
Lo senti quel passo, un passo pieno di passi, qualcosa
di grandioso che viene dalla steppa, dal Don, dal freddo?
Lo senti quel passo fiero di soldato sulla neve?
Sorella, sono i tuoi passi.
E passeranno un giorno dalla tua piccola tomba
prima che le rose di ieri appassiscano;
passeranno per vedere quelli di un giorno, domani,
dove stia ardendo il tuo silenzio.
Un mondo marcia verso dove andavi tu, sorella.
Ogni giorno cantano i canti delle tue labbra
sulle labbra del popolo glorioso che tu amavi.
Col tuo cuore valoroso.
Nei vecchi focolari della tua patria, sulle strade
polverose, una parola passa di bocca in bocca
qualcosa riaccende la fiamma delle tue adorate genti,
qualcosa si sveglia e comincia a cantare.
Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il nome tuo
noi che da ogni luogo delle acque e della terra
col tuo nome altri nomi taciamo e pronunciamo.
Perché il fuoco non muore.

Pablo Neruda

1 commento su questo articolo:

  1. lucia gallo ha detto:

    Letizia sei grande, meravigliosa la poesia che hai scelto, anche io amo Neruda e questa notte d’estate mi fa ricordare tante cose, grazie

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