azzeriamo il verde a Palermo?

13 agosto 2010 di: Simona Mafai

Stiamo ancora interrogandoci sulla strage di palme operata a Palermo, e sulla scomparsa del meraviglioso palmeto (60 piante) sorto davanti a Porta Felice, alla fine degli anni ’80; ci stiamo ancora domandando se davvero tutte le palme fossero malate, se la diagnosi non sia stata affrettata e superficiale (e forse anche interessata); se non sia stato un errore scegliere la potatura violenta al posto di una forse possibile cura (altrove esercitata con successo); ed ecco che ci giunge un’altra raccapricciante notizia: trecento (diconsi trecento!) alberi ad alto fusto (Chorisie) verrebbero rasi al suolo, per far posto a una linea tramviaria tra il centro cittadino e Borgo nuovo. Francamente dubitiamo che non si possa fare una progettazione diversa, che non condanni a morte centinaia di alberi – la cui ossigenazione, tra l’altro, neutralizzerebbe in parte l’inquinamento determinato dalla linea ferrata (che si aggiungerà a quello del traffico automobilistico, ridotto, si spera, ma certo non abolito). In tutte le città europee (e no) si progetta uno sviluppo urbano che includa il verde. E a Palermo si elimina il poco verde che c’è?

Alcune voci responsabili chiedono che le piante divelte vengano almeno reimpiantate in altre strade cittadine; ma noi ci domandiamo (e domandiamo ad architetti e urbanisti) se non sia ancora possibile evitare il massacro. Non sono bastati i disastri ambientali e climatici di cui siamo stati testimoni quest’anno, per difendere il valore di una vegetazione diffusa, anche al centro delle città?

Palermo si avvia ad essere una città senza verde? Punteruolo rossi ed urbanisti concorrono a questo fine?

I palmeti rimarranno solo nelle insegne dei ritrovi notturni, come il pub “Il palmeto delle Kattive” di fronte a Porta Felice (aperto recentemente, e in modo troppo rapido per non suscitare sospetti)?

(Géode a La Villette, Paris)

1 commento su questo articolo:

  1. rosi lesto ha detto:

    Palma scomparsa

    Ricordo i tuoi ombrosi suoni,
    ventose melodie musicali
    spartite tra le tue verdi essenze,
    dai freschi aloni e fremiti fruscianti
    di te, di tue sorelle
    gioiosi rifugi d’un tempo ito
    di perenni palloni sospesi, come aranci
    fra verdi alcove sorprendenti
    d’allegri cocoriti
    e accalurate quietose umanità,
    quante cose, si son perdute, per noi
    che ci siamo ancora,
    vaghe aure fantasmi le tue chiome
    per orfani rintocchi di campane
    aperti su accecanti spazi di stelle stracolmi
    e noi, qui rimembranti
    riflessi di te, rigogliosi tronchi
    monumenti perduti, offerti
    a sguardi, giochi struggenti
    da tue complicità nascoste
    rincorse, scomparse
    antiche barriere schermanti
    le ormai oblique acque cadenti
    e freddi venti.

    strano a dirsi, ma un tempo le meravigliose palme di quell’angolo naturale del nostro territorio erano rifugio di pappagallini, forse sfuggiti al parco d’Orleans, e certe volte accoglievano tra le folle i supersantos sfuggiti al gioco dei ragazzi…le palme donavano frescura e riposo a quanti, cercavano brevi pause di serenità lontano dal cemento e dal rumore cittadino negli assolati giorni di sole delle calde estati siciliane, o riparo dal vento gelido a chi, condividendo “il tempo” con un animale domestico, ed assecondandone le necessità, si ritrovava a dover ritagliare il “tempo” delle proprie giornate trasformandolo nel “tempo” migliore, andando a far due passi in un luogo interessante per entrambi, cogliendo la bellezza di un paesaggio naturale, la riflessione su di esso, frutto di uno stato d’animo rilassato, contemplativo, e le palme, il verde del palmeto delle Kattive e del prato del Foro Italico, affidavano al mare le nostre corrispondenze di emozioni ed i loro segreti….le nostre amate palme, statuari guardiani saraceni della nostra città, scompaiono, giorno dopo giorno, lasciano il posto a strani assolati sgabelli, per elefanti da circo, che ci osservano attoniti, immobili e silenziose lapidi funerarie, al palmeto delle Kattive,,,,,laddove rimossi, continuano ad offrire un ricordo di sè attraverso lievi conche su un terreno mai dimentico, così è stato fatto al prato del Foro Italico, ove resistono orme vuote e verdi di estinte palme e che, se fresche di necessarie irrigazioni estive, trasformano le nostre passeggiate in imprevisti slalom tra pozze d’acqua, idem le passeggiate primaverili o autunnali offerte ai momenti di cielo sereno, tra le pause piovose…..così le palme assenti ci ricordano la loro trascorsa esistenza attraverso i vuoti del terreno colmi d’acqua piovana, che sferza i nostri visi, soffiata da venti privati di riparo….e proprio quei venti, che soffiando delicatamente tra le loro foglie, ci donavano quei freschi armoniosi suoni che ci facevano pensare alle melodie musicali, e ci facevano apprezzare quelle foglie che ondeggiavano liete al suono delle campane, della vicina chiesa di Santa Teresa alla Kalsa, i cui rintocchi ormai orfani, si perdono negli spazi vuoti tra…
    alternanze e cambiamenti
    di sole e venti
    atleti e studenti
    su questo mare e le sue genti
    ove palmizi lussureggianti
    serenità traenti
    assaporavano le abituali pause dei nostri tempi
    mentre nerastri mozzi tronchi morenti
    scavano inconsueti crateri
    sanguigni e ampi
    sui prati verdi.

    anche nel quartiere di Romagnolo stanno effettuando gli scavi per consentire la realizzazione della linea tramviaria, temo per il viale Amedeo D’aosta, dove 22 grandi alberi che da sempre offrono frescura ed ombra al centro dello spartitraffico tra le due carreggiate andranno via inesorabilmente e non saranno mai rimpiazzati, e la Via Padre Puglisi, ancora intatta, ed ordinata, diventerà un caos, ne sono molto dispiaciuta.

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