L’amore è un dardo

16 giugno 2010 di: Fiorella Campione

Che l’amore sia un viandante non è mai stato un segreto!

Si pensi alla mitologia greca e romana che ne aveva fatto immagine di una splendida creatura alata e giramondo. Il più giovane fra tutti gli dei, impossibile da governare e in grado di fare innamorare divinità e comuni mortali con il semplice gioco di una freccia.

Amore è perciò da sempre un ragazzino, con il vizio di fuggire e l’incoscienza nell’agire.

Ma ora; supponiamo che questo Cupido le abbia veramente queste frecce e che le tiri, sembrerebbe che ultimamente si sia un po’ fatto prendere dall’entusiasmo.

Scrive Roland Barthes : “passato il momento della prima confessione il ti amo non vuol dire più niente…” e nella precarietà dei nostri giorni succede cosi.

Certe vite oggi si sfiorano e basta. Una vita passa, si sfiora con la tua e va via.

Cosi ci si mette comodi, senza troppe preoccupazioni e si aspetta, sicuri che a breve ne passerà un’altra, come le corse di un tram. Pendolari senza fretta di innamorarsi.

Nessuno si ricorda più il primo amore e nessuno ne riconoscerebbe mai un ultimo.

Si ama perché se ne ha l’occasione, perché se ne ha il tempo, perché si ha “ voglia d’amare”. Si ama, ma senza troppe promesse, ma senza impegno, ma senza condizioni.

Ti amo perché “mi fai ridere” e non perché “mi rendi felice”, perché “vorrei che oggi pranzassimo insieme” e non perché “vorrei sposarti”. Ti amo, ma non posso dirti che sarà per sempre, sarebbe “troppo impegnativo” e poi che ne so che a quel Cupido non gli venga in mente di lanciarmi un’altra delle sue frecce?

Ci sono delle volte poi in cui non si osa neppure parlare d’amore. Allora camminiamo per mano ma “ci stiamo solo frequentando”, non sopporto nulla di te ma ci sto perché in fondo “ti stimo”, non è tanto importante l’amore quanto “il rispetto”.

Beh, in quei casi permettetemi di dire che il nostro Cupido, nei suoi tiri, debba un po’ tornare ad allenarsi. Frecce troppo deboli, che si attaccano appena ma non trafiggono i cuori.

L’amore, così, si riduce oggi ad uno zingaro a cui si stringe la mano per il semplice gusto di tentare.

Ci si aggrappa a tempi alterni ma senza mai dargli fiducia, in un andirivieni di un viaggio che sembrerebbe sempre la pena intraprendere, perché per ogni viaggiatore stanco, forse, c’è sempre un’Itaca ad aspettarlo.

6 commenti su questo articolo:

  1. Stefania Savoia ha detto:

    Questo delizioso pezzo è già uscito in un numero passato di Mezzocielo ma abbiamo deciso di riproporvelo…speriamo di aver fatto bene.
    Ste.Sav.

  2. federica ha detto:

    Complimenti è tutto così triste e così vero!!

  3. Marina ha detto:

    Riesci a descrivere anche situazioni tristi con tanta dolcezza!!!peccato che si sia perso veramente il senso di AMORE!
    brava sempre di più!

  4. Stefania ha detto:

    Malinconicamente vero. Dolcissimo pezzo che non disdegna di aprirti gli occhi e ricordarti come, nei nostri modernissimi velocissimi stressantissimi tempi, dimentichiamo troppo spesso la “lentezza” dei momenti e la consapevolezza di vivere sentimenti veri.

  5. massimo ha detto:

    la realtà è che il nostro cupido unn’ave chi fare e nni cunsuma!….si sta perdendo il valore dei sentimenti veri e delle piccole cose…o forse si è già perso

  6. maruzza ha detto:

    tu hai un dono.

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