Cammarata, sindaco dimezzato

1 giugno 2010 di: Marina Turco

Enrico Lochi, Carro di S.Rosalia, 1835

1999, un giorno di marzo. Il mio caposervizio a Tgs mi dice: «avrai ospite nel tg il nuovo presidente dell’Istituto autonomo delle case popolari, Diego Cammarata». A domanda rispondo con domanda: «ma chi, quel giovanotto del partito di Berlusconi?». Era lui. Forse era già coordinatore cittadino di Forza Italia a Palermo. Prima di Cammarata nel corridoio ho visto venire verso di me il suo sorriso. Una luce bianca, fulgida, a tutti denti. Direi proprio sincera. Mi si è avvicinato affabile e impacciato. Era un uomo molto gentile e decisamente insicuro quello che mi ha sussurrato: «mi spieghi come si risponde ad un’intervista, perché per me questa è la prima volta». Richiesta ingenua ma persuasiva nella sua schiettezza. Lo rassicurai, gli spiegai quali sono i tempi di un confronto in diretta tv con un giornalista. L’intervista andò nonostante i tremori di Cammarata che rispose alle mie blande domande. Furono blande, lo ammetto perché l’esordiente mi indusse sentimenti materni. Me ne fu grato e me lo ha ricordato in più occasioni: «mi hai tenuto a battesimo davanti alla telecamera». Quell’absolute beginner è poi diventato il sindaco della mia città, non il mio sindaco. La Palermo molle alla quale appartiene, la sub-metropoli nell’eterno stato di bisogno, lo ha eletto due volte di seguito sotto la spinta del Berlusconi-Miccichè imprimatur che lo ha voluto anche parlamentare per una legislatura. Eppure lui non ha perso la sua inguaribile e suadente insicurezza, gliela vedo sulla mascella tutte le volte che viene intervistato. Ma ha decisamente perso il sorriso. Quella spianata di buonumore è tramontata già da anni, sotto il peso di un compito troppo più grande di un uomo mite per costituzione e senza talento da amministratore.

Nella giornata in cui la Procura gli ha notificato l’avviso di garanzia per il disastro ecologico di Bellolampo, Cammarata ha preso una delle tante frettolose decisioni, dettate ora da panico finanziario. Il biglietto dell’autobus sale ad un euro e trenta centesimi. Tutto in poche ore. Panico da Procura e terrore da rischio dissesto dopo le recenti disavventure siglate Tarsu, quella tassa sull’immondizia che proprio Cammarata e suoi complici assessori-esperti-tecnocrati non riescono a far pagare come vorrebbero ai palermitani.

E ci sono volute circa otto ore perché Cammarata trovasse le parole per difendersi a mezzo stampa dall’accusa di avere responsabilità nel grosso guaio “percolato nella discarica di Bellolampo”, quel termine estraneo fino a poco tempo fa, che sta per veleno, liquido inquinante, finito probabilmente nel mare dell’Acquasanta e prima ancora nel torrente Celona. L’Ansa ha pubblicato la notizia alle 12.20. La replica di Cammarata è arrivata attorno alle 20. Rieccolo il Cammarata che ho conosciuto. Lo immagino scervellarsi sulle parole da usare per ribattere prima di affrontare l’eventuale processo. Lo vedo chiuso nel fortino di Villa Niscemi con la fedele consigliori, Donatella Palumbo. Ma viene il dubbio: fedele lei al suo sindaco o fedele lui alla nerboruta e ormai unica addetta stampa-mentore?

E’ al crepuscolo la non più sorridente sindacatura Cammarata, dopo lo scandalo della barca di famiglia affidata allo skipper in servizio alla Gesip? Ha i giorni contati dopo una serie di clamorosi e costosi strafalcioni amministrativi? Si può dimenticare il flop della Zona a Traffico Limitato, revocata dopo una sentenza del Tar perché inventata senza un piano urbano del traffico che ne fosse legittimo corollario, con tanto di elefantiaca restituzione del balzello pagato dopo ore di fila o grazie al solito amico “spicciafaccende”?

Quanto impiegheremo per dimenticare l’immondezzaio Palermo, affidato alle mani (esperte?) del compagno di partito e senatore (odontoiatra) Enzo Galioto, l’ineffabile ex presidente dell’Amia, contro il quale il sindaco non ha neppure presentato querela per i danni causati alla città?

Quando potremo lasciarci alle spalle il sorriso di una volta e il malumore attuale dell’ex uomo mite abbandonato dal suo copywriter, il suo inventore, il satrapo Gianfranco Miccichè? Cammarata mollato dalla sua maggioranza in consiglio comunale. Cammarata sorvegliato speciale del suo vice Francesco Scoma che ne oscura ogni minuscolo gesto con mire da prossimo candidato. Cammarata fischiato dal Popolo palermitano delle libertà quando prende la parola ad una convention organizzata dal senatore Carlo Vizzini. Cammarata sparito dalla città, dai pub eleganti, dal Circolo del tennis. Cammarata è finito?

(Palermo, il Parco della Favorita nel 1970)

2 commenti su questo articolo:

  1. caterina ha detto:

    Complimenti Marina, bell’articolo sul sindaco di Palermo come dici tu,io palermitana da oltre sessant’anni, ricordo che mai Palermo sia scesa cosi’ in basso come in questi ultimi anni.quello che e’ peggio sta’ nel fatto che tutti sanno come fare per aggirare e risolvere questo degrado ma nessuno ha il coraggio di prendere in mano le redini del da farsi e voltare pubblicamente le spalle al sindaco di Palermo.A questo punto mi viene spontaneo chiedere fino a quando Palermo la vedremo precipitare nel degrado? La citta’ e i palermitani chiedono l’aiuto di una persona onesta.Chissa’ se la incontreremo mai.Palermo chiede AIUTO.

  2. Maria ha detto:

    Ci sono giornali, siti internet. Per narrare il bluff Cammarata sotto gli occhi di tutti i palermitani è un peccato che si debba aspettare un giornale, di grande tradizione, ma purtoppo non molto diffuso. Peccato la vita di questa città sia stata affidata ad una persona che non ha idea di come si amministri una città. Le difficoltà economiche ci sono in tutta Europa. I soldi mancano un po’ ovunque, ma quello che si vede a Palermo in questi anni non ha eguali in ogni altra città.
    Purtroppo i palermitani non hanno la capacità di scegliere il migliore. Scelgono solo quello che viene imposto dalla solità cricca di conquistatori che si sono alternati nela storia: passando dai francesi, agli spagnoli sino a berlusconiani. E’ sempre la stessa storia. Da secoli. Adesso ci si lamenta e su Cammarata arrivano i peggiori improperi. Ma se Cammarata si condidasse di nuovo siamo certi che anche stavolta non verrebbe rieletto?

Commenta questo articolo:







*
AdvertisementAdvertisementAdvertisementAdvertisement