il mondo che possiamo abbracciare

8 maggio 2010 di: Gisella Modica

Letizia ci invita a non dimenticare di essere donne quando scriviamo. Ci invita ad essere «più ribelli». Cosa c’è di più ribelle di un desiderio? Punto uno: dove sono finiti i nostri desideri? Punto due: come scrivere di un desiderio? Fiorella sul sito se l’è chiesto e lo ha scritto. Avete contato il numero di commenti? Mettere in parole i sentimenti/desideri e con questo sentimento/desiderio divenuto parola, cambiare il mondo: e’ la prima cosa che ho imparato dal femminismo. Come si fa  a mettere in parola i desideri? Fiorella c’è riuscita. Se ci riesci com-muovi, metti in moto le gambe e gli animi di chi ti legge o ti ascolta. Fiorella ha commosso, e ha messo in moto la penna (il tasto?) del computer di molti altri. Succede. E’ successo a noi con l’esperienza del digiuno a piazza Castelnuovo dopo le stragi. Lì il sentimento era troppo forte: rabbia, dolore, disperazione, voglia di vincere noi. Abbiamo tentato di metterlo in piazza coi gesti e le parole. La gente ha risposto. E’ stato solo per l’onda emotiva provocata delle stragi? Non ne sono certa. Non era solo per quello. Una cosa però è certa. Non riusciamo più a parlare come parla Fiorella. Ha ragione Letizia, se era questo che Letizia voleva dire: siamo ingessate quando scriviamo. (Solo quando scriviamo?…)  Quando riusciamo a toglierci il gesso, ci riconosciamo. Francesca  ci riesce. Ma lei è una poeta, si dirà. E’ vero. Non tutte lo siamo. Però possiamo metterci in ascolto. Di noi innanzi tutto. Abbiamo perso l’abitudine.  Direte: e il disastro ecologico? E la borsa? E le guerre? E Berlusconi? E’ vero pure questo. Il sociale, (la «sindrome del sociale» la chiamava Giuliana Saladino), la voglia di ribellarci a tutto questo ha su di noi il sopravvento. Ma la sindrome causa il linguaggio stereotipato. Lo prendiamo in prestito perché non abbiamo parola nostra su tutto questo. Però l’imitazione, dobbiamo dirlo, ci riesce bene, fino al punto da credere noi stesse che  è quello l’unico modo/mondo in cui esprimersi. «Il mondo è solo ciò che possiamo abbracciare» diceva la grandissima Emily Dickinson. Proviamo a ripartire da qui. Da quello che possiamo abbracciare. Da tornare a mettere in parola i nostri desideri, malgrado le guerre e le violenze. Malgrado l’immondizia e la mafia: da un primo atto di ribellione a noi stesse.

(Topor, Le saut périlleux, 1972)

3 commenti su questo articolo:

  1. francesca vassallo ha detto:

    E’ difficile “abbracciare” e scrivere in un sol gesto. Abbracciare con il corpo e con l’anima è un atto silenzioso e totale che può esser difeso solo da una scrittura che non ha altro fine che rivelare la verità dei nostri abbracci con parole che vi aderiscono. Ecco perchè la poesia ha un posto privilegiato rispetto ad ogni altra scrittura!

  2. liberariflessione@ ha detto:

    L’articolo mi conduce ad una riflessione che va oltre l’impossibilità di mettere in parola il desiderio. Mi riferisco al riconoscimento del desiderio e alla sua “forza irrinunciabile” (Muraro). Mancano forse il coraggio e la forza che, attingendo al desiderio riconosciuto, spingono la filatrice innamorata di cui narra Muraro a “mettersi in fila” al mercato per comprare Yusuf. La filatrice non sottostà alla legge del mondo che la vorrebbe fuori da quella “prova di realtà”, non si tira indietro. Sa che non può competere con gli altri acquirenti, ma offre lo stesso i suoi gomitoli di lana per Yusuf. Non ce la farà, ma è lì, non si vergogna, affronta lo scherno. Il suo muoversi è spinto dalla forza del desiderio; muove se stessa ma anche il mondo, tenta di inciderlo e modificarlo. Il mio dubbio: siamo certe/i che i desideri siano finiti o non, piuttosto, che li insabbiamo all’interno di noi evitando così di riconoscerli perché la loro irruzione rischierebbe di modificare l’ordine nel quale si continua a vivere magari comodamente? È possibile che manchi il coraggio di affrontare la rivoluzione che il desiderio porta con sé e in sé? È possibile che il desiderio venga negato consapevolmente? La questione va allora ribaltata: come può essere messo in parola il desiderio se non è preceduto da un riconoscimento interiore che è pensiero consapevole, volontà di cambiare se stessi/e e il mondo, atto di ribellione?

    • mezzocielo ha detto:

      bella questa tua riflessione, se ti va di scrivere qualcosa per mezzocielo mettiti in contatto con noi.

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