chi ha violato l’Albero Falcone

29 aprile 2010 di: Marina Turco

Ci voleva una barbona capricciosa per risvegliare l’orgoglio antimafia dei palermitani e non soltanto dei palermitani.

L’offesa all’Albero Falcone spogliato di piccoli e grandi ricordi, biglietti, fotografie e buoni propositi, era stata arrecata da una clochard.

Le immagini delle telecamere dei negozi di via Notarbartolo la mostrano mentre con dispettosa nonchalance, stacca fogli e manifesti e se li porta via.

Si vedono anche un paio di signore passare di lì, notare la scena e proseguire fra l’indifferente e il “meglio dileguarsi”.

E comunque le segnalazioni alla Polizia sono arrivate anche a smorzare il timore di una possibile nuova sfida di cosa nostra ai simboli un po’ negletti della Palermo contemporanea.

Non è mafia, ma quella barbona ha dato lo stesso una scossa alla città. Lei, che di tanto in tanto si incontra lungo le strade dello shopping, dicono sia una donna di 40 anni, una che forse un tempo era insegnante e che poi è finita nella tempesta del disagio mentale.

Chiarito il mistero di quell’oltraggio matto, restano i risultati: una fiammata di nuovo entusiasmo, qualche sciocchezza sparata qua e là, e le parole belle del Quirinale. Un biglietto con il messaggio incoraggiante di Giorgio Napolitano ora campeggia assieme a tanti altri sull’albero.

E’ rinato un luogo, un toponimo della storia insanguinata di Palermo, davanti casa di Giovanni Falcone e di Francesca Morvillo uccisi con la scorta nella strage di Capaci il 23 maggio del 1992.

Fa bene ricordare tutto, le date, i giorni, i mesi e gli anni del dolore.

E’ tornato il simbolo dei sacrifici e delle morti di quegli eroi normali nella guerra contro cosa nostra.

In via Notarbartolo è ricominciato un entusiastico pellegrinaggio di gente comune, ragazzi e scolaresche.

Grazie signora clochard, ci hai rinfrescato la memoria!

(r.p. pagina di diario)

1 commento su questo articolo:

  1. Francesca Vassallo ha detto:

    Sono d’accordo. In un mondo dove si aspetta un “nemico” contro cui scagliarsi per insorgere, è il disagio mentale di una donna “libera” di violare un’ icona dell’antimafia, la molla che può ancora scuotere le coscienze addormentate e riaccendere il desidero di legalità.

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